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Il Non Lettore

3 Marzo 2007

Il Non Lettore vuole scrivere e cerca l’editore E chissà: forse perfino lui, il Non Lettore, anche se per leggere non legge, nei ritagli di tempo scrive. E dentro lo zainetto che porta a spasso per i padiglioni del Lingotto, stamattina prima di uscire di casa ha infilato il romanzo che fino a ieri teneva nel celeberrimo cassetto. Circola da tempo immemorabile tra i famosi addetti ai lavori una vecchia battuta: salta immancabilmente fuori ogni volta che si discute dello stato dell’industria editoriale italiana. La battuta è: «Sono più gli italiani che scrivono, che quelli che leggono». Il problema è che in quanto battuta non fa ridere, perché in effetti così stanno le cose. Dato che siamo in Italia, c’è ovviamente chi ne approfitta: sono gli editori cosiddetti a pagamento, che fidando nell’ingenuità altrui e nell’altrui smania di pubblicare, stampano i romanzi e le poesie e le raccolte di racconti già rifiutate dalle normali case editrici in cambio di somme anche sostanziose. Il problema è che poi l’opera non circola, perché gli editori a pagamento non sono distribuiti, e dunque vende giusto le poche decine di copie comprate dall’autore medesimo e dai suoi amici e parenti. A quel punto, l’editore a pagamento fa un’offerta all’autore, di quelle che come nel Padrino interpretato da Marlon Brando non è possibile rifiutare. Tu, o autore, dice l’editore a pagamento, sappi che le copie invendute della tua opera andranno presto al macero. E però potranno scampare tale rogo inglorioso, se tu stesso le vorrai comprare. L’autore solitamente le compra. E in genere a quel punto capisce che, forse, pubblicare libri a pagamento non è un’idea geniale. Sia come sia: ecco che il nostro eroe, il Non Lettore, si presenta nello stand di una grande casa editrice. E chiede a una standista ai suoi occhi particolarmente carina (la ragazza guadagna in media 5,60 Euro all’ora, che è comunque meglio dei 4,70 Euro che le danno per le promozioni nei supermercati; frequenta l’università, Scienze della Comunicazione; lavorando i cinque giorni della fiera per sei ore al giorno metterà insieme circa 170 Euro, comunque insufficienti all’acquisto dei testi per il prossimo esame; amen) se c’è qualcuno della casa editrice in questione con cui parlare. La standista, che la stessa domanda se l’è già sentita rivolgere svariate volte, gli indica un signore nel bel mezzo dello stand, di solito l’addetto stampa, ma potrebbe anche trattarsi del direttore commerciale o addirittura di quello editoriale, anche se in genere è facile che si tratti di un agente di zona. Il Non Lettore allora inspira a fondo l’aria del Lingotto e punta dritto verso il signore indicatogli dalla standista, ed estrae contemporaneamente dallo zainetto il suo manoscritto. A questo punto si svolge uno scambio di battute che è facile immaginare: «Buongiorno, mi hanno detto di rivolgermi a lei», dice il Non Lettore. L’altro, il signore che a vario titolo rappresenta la casa editrice, già subodora di che cosa si tratta, e a sua volta abbozza un «Buongiorno». Il Non Lettore gli mette allora direttamente in mano l’inedito. «Volevo farvi leggere questo mio romanzo, la storia di una sedicenne un po’ ninfomane che s’innamora del ragazzo sbagliato il quale frequenta la scuola accanto alla sua e fa il bullo ma in realtà è un agente al servizio dei cinesi che vuole riciclare i soldi della camorra solo che in fondo è un gran romantico e alla fine non si accorge che…». A quel punto il signore che a vario titolo rappresenta la casa editrice lo interrompe e fa: «Grazie, lasci pure a me, le faremo sapere». Ora, il fatto è che nel corso degli ultimi dieci anni, taglia un costo di qua e tagliane un altro di là, le case editrici hanno in genere assai ridotto i loro ranghi. I lavori che un tempo si facevano all’interno della redazione vengono per così dire subappaltati fuori, ovvero a collaboratori esterni di norma sottopagati. I quali, per arrivare in qualche modo alla fine del mese, devono fare i classici salti mortali, lavorando di gran lena a correzioni di bozze, redazioni e traduzioni. Ecco perché oggi come oggi i libri che escono in Italia sono non di rado pieni di refusi. Ed ecco perché chi legge per mestiere manoscritti per conto delle case editrici dà di solito un’occhiata alle prime dieci pagine, poi alle ultime dieci, poi casomai ad altre dieci verso la metà, e legge il resto solo se questi primi assaggi lo convincono. E il Non Lettore, che in quanto tale però si azzarda a scrivere, ha a tutti gli effetti zero possibilità. Articolo tratto da: La Stampa 06/05/2006

  1. Darkstar
    5 Marzo 2007 a 15:42 | #1

    E sorge spontanea una domanda: l’Assiduo Lettore che poi magari anche scrive, ha qualche possibilità in più?

  2. xmlmax
    5 Marzo 2007 a 21:23 | #2

    E come sempre a farci le spese e’ la qualita’

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